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In base a quali criteri invitate a ballare qualcuno/a?

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"Salsa de academia" contro "Salsa de la calle"

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"Salsa de Academia" contro "Salsa de la Calle"

Molto si parla oggi sulla validità o sull'opportunità di alcuni stili, sull'esattezza o meno di alcune etichette, sulla corrispondenza del nostro ballo con quello che si pratica nei paesi d'origine.

Sono temi molto complessi perché spesso anche le intenzioni migliori possono generare storture o deviazioni. E' come se noi stessimo tenendo in vita qualcosa che nei paesi d'origine sta morendo o si sta trasformando in qualcos'altro. Ma in questo tentativo di rianimazione  (o se preferite di "transculturacion"), rischiamo di andare molto "oltre", allontanandoci sempre di più dalla radice popolare della salsa per avvicinarci o abbracciare completamente il modello da show.

Spesso in passato ho accennato al fatto che, prima ancora di parlare di stili, bisognerebbe dividere la salsa in tre categorie:
1)
la salsa de la calle
2)
la salsa de salon o de academia
3)la salsa show
Ora è indubbio che in Italia quasi nessuno, a prescindere dallo stile che pratica, balla la "salsa de la calle".
Non lo fa perché più o meno tutti siamo andati prima o poi in una scuola di ballo (dove ti insegnano salsa de salon o de academia).
D'altra parte la "salsa de la calle" non appartiene alla nostra cultura e molto probabilmente non soddisfa (e come potrebbe?) il nostro gusto estetico.
L'italiano medio non è infatti attratto dalla semplicità. Ama le cose complicate.
E' evidente però che una persona che si iscrive ad una scuola (e che ancora dopo dieci anni frequenta quella scuola) non si fermerà alla "salsa de la calle" ma che, strada facendo, si sentirà sempre più attratto dalla "salsa show".  Lo dimostra non solo il profilarsi delle scuole e di maestri ma anche la nascita di innumerevoli gruppi di ballo che si esibiscono periodicamente nei nostri locali.
Il mio ultimo viaggio in Brasile mi ha ispirato queste riflessioni che mi auguro possano dare il via ad un dibattito sul ruolo talvolta negativo delle scuole e della salsa  da loro insegnata:
"Le notti di Bahia ricordano molto da vicino le belle serate che si tenevano una vent'anni fa al Charango di Roma oppure al Sabor Tropical di Milano.
Nei locali di salsa c'è sempre musica dal vivo. Il livello di ballo è poi molto semplice, soprattutto se paragonato a quello che c'è da noi in Italia, ma questo fatto è spiegato da alcuni fattori che sono comuni un po' a tutta l'America Latina.
La stragrande maggioranza dei ballerini brasiliani infatti "non vanno a scuola di ballo" o, se ci vanno, lo fanno solo "per pochi mesi", il tempo necessario per imparare quelle poche ed essenziali cose che gli permetteranno poi di andare in un locale e non stare seduto. Qui non c'è uno stile definito e per fortuna non esistono ancora divisioni, steccati, sfide o regolamenti di conti in pista. Si balla "quello che viene", "come viene", dando soprattutto libero sfogo alla cosa più essenziale "la fantasia".
E non importa se lo si sta facendo male o lo si sta facendo bene. L'importante è "divertirsi", nella misura in cui già  "l'essere lì è un divertimento" o meglio  "una fortuna", talvolta nemmeno riservata a tutti.
Non c'è tempo per annoiarsi, non c'è tempo per osservare quello che fanno gli altri, non c'è tempo per criticare, per lanciare pietre o escrementi a quelli che sono "diversi" da noi (uno dei passatempi che sembra andare  oggi per la maggiore in Italia). C'è giusto il tempo per lasciare da parte le preoccupazioni quotidiane, le rate da pagare (qui persino le scarpe si pagano a rate), l'affitto che non aspetta. C'è solo la voglia di chiudere la spina e cercare nel ballo e nella musica un momento di gioia che possa far dimenticare le privazioni quotidiane.
Ci si diverte perché il divertimento è un momento  da "non rovinare" con assurde quanto deleterie "seghe mentali".
Se ci pensate bene, in Italia il mondo della salsa è cambiato quando è diventato un business. Un business in mano alle scuole di ballo, ai locali notturni ed agli operatori del settore. Si è perso il senso della famiglia, del divertirsi solo per il piacere di farlo senza pensare ad un possibile rientro o ad un possibile lucro futuro.
Non si è più amici, ma si è rivali, concorrenti!!!
Siamo riusciti a creare "il miracolo italiano" ma ci sarebbe da chiedersi: a quale prezzo?
Ormai da noi si balla salsa dappertutto e spesso lo si fa in locali da mille e una notte; il livello del ballo si è alzato in maniera impressionante, abbiamo tra i migliori maestri del mondo, una infinità di opportunità tra stage, raduni, festival e congressi, ma ci sarebbe da chiedersi: quanti ancora si divertono veramente?...
E' indubbio ad esempio che le scuole di ballo sono la croce e la delizia di questo ambiente!
In Italia però a differenza del Brasile non ci si limita ad andare a scuola per tre mesi, ci sono al contrario persone che studiano da anni ed ancora non hanno perso la voglia di studiare. Questo fenomeno (positivo per un lato) dall'altro lato però cosa provoca? Provoca una realtà sempre più competitiva e disgregante in cui la salsa perde la sua semplicità, il suo essere un "ballo popolare", perde il suo significato di aggregazione, di comunicazione, per avvicinarsi sempre di più alle regole e ai codici del mondo degli standard e delle competizioni..."
Abbiamo imboccato una via senza ritorno?...
In Brasile non è così e credo non lo diverrà mai, perché le persone da una parte non avrebbero i soldi per frequentare una scuola di ballo e dall'altra parte, rispondendo a quella che è la loro indole, sono attratti più dalla "varietà" che dalla "specializzazione".
Intendo dire che il ballerino medio che incontri nei locali di Salvador non ti sa ballare solo salsa ma al contrario ti sa ballare un po' di tutto ed anzi ama variare. Quelli che incontri nei locali di salsa, sono gli stessi che poi vedi ballare forrò, samba o zouk. Non si va tutte le sere a ballare salsa (non ci sarebbero nemmeno i mezzi per farlo) ma quando si esce si varia in continuazione tipo di serata.
Il massimo sono poi locali (come il Club Español, il Bam Bara, il Cantarerè) dove si ballano quelle che loro chiamano "danze di salone". Sono locali che assomigliano alle nostre balere di liscio,  dove si balla un po' di tutto. Solo che lì non si balla valzer, polka, tango o mazurca. Si balla al contrario samba gafiera, samba pagode, axè, bolero, soltinho (una specie di fox), lambada, zouk, bolero (una specie di tango brasiliano) e persino salsa, chachacha e arocha (un ritmo simile alla bachata).
In definitiva la grande differenza che c'è tra di noi e loro non risiede in un fattore genetico o di sangue (anche lì, sopratutto tra le fasce di reddito più alte, esistono quelli che non sanno ballare il samba). La differenza sta nell'approccio al ballo.
Per loro il ballo è un mezzo e non un fine. Il ballo generalmente non si impara a scuola. Si apprende o in famiglia o direttamente nei locali, se non proprio nelle piazze. Di conseguenza non si trasforma in una delle tante forme per apparire e per dimostrare il proprio valore, il proprio potere.
Rimane una forma di divertimento popolare, semplice, umile, che permette alle persone di chiudere gli occhi e di lasciarsi andare in un viaggio fantasmagorico magari tra le braccia di una persona capace di trasmetterci la sua positività, la sua gioia di vivere. ..
Ma non è questo quello che ognuno di noi cercava al momento di avvicinarsi a questa passione?... "
muito axé (espressione augurale che significa molta grazia, molta sorte)
Enzo Conte
 

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