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In base a quali criteri invitate a ballare qualcuno/a?

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Riscopriamo il chachacha!!!

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Attraverso la mia news letter voglio lanciare un appello a tutti i dee jay, gli insegnanti, i ballerini, gli organizzatori come a tutti i proprietari delle discoteche latine: RISCOPRIAMO IL CHACHACHA!!!
Il pubblico comincia  a dare segni di stanchezza.
La gente non ne può più di quel clima competitivo che sta avvelenando le nostre piste. 
In molti cominciano ad avere l'esigenza di cimentarsi con qualcosa di diverso.
Molti ex salseri si sono dati al tango, alcuni ai balli brasiliani, altri hanno semplicemente riposto le scarpette nell'armadio, in mancanza di nuovi stimoli.
Il ballo latino, per fortuna, però "non è solo salsa", anzi sono moltissimi i tesori ancora inesplorati e sarebbe davvero bello poter tornare indietro nel tempo per riscoprire le magie del danzon, del danzonete, del son e via dicendo...
Ma non lasciamoci travolgere troppo dai sogni e rimaniamo con i piedi per terra...il chachacha dunque.
Tra tutti i ritmi cubani, il chachacha è  quello che ha  tutte le carte in regola per piacere al pubblico salsero e credo che sia nell'interesse di tutti promuoverlo.
Ed i primi a farlo dovrebbero essere proprio i maestri cubani perché il chachacha ha un posto d'onore nel loro ricchissimo folclore.
Da  un po' che sto cercando di far capire, ad esempio, al mio amico Lazaro Martin Diaz che nelle sue serate lui dovrebbe in qualche modo "imporre" ai propri dee jay di programmare il chachacha.
Ma non solamente uno o due a serata.
Intendo dire almeno un chachacha ogni 5 o 6 salse.
Sarebbe una ottima variante da affiancare alla bachata che ormai è entrata nelle grazie del  pubblico salsero e rappresenta il momento romantico della serata.
Per lanciare il chachacha basterebbe davvero poco: che i maestri lo insegnassero nei loro corsi e che i dee jay lo suonassero nelle loro serate.
Sarebbe uno stimolo nuovo, un motivo in più di interesse per i frequentatori dei locali che a forza di ascoltarlo e di vederlo ballare, sarebbero assolutamente rapiti da questo ballo che più lo pratichi e più ti intriga.
Il chachacha poi è un ballo semplice, divertente e potrebbe aiutare anche a rompere le barriere oggi esistenti tra i vari stili.
Che ne dite? Ci proviamo tutti insieme?...
Sarebbe bello fare dell'imminente  2009 l'anno del chachacha!...
PICCOLA STORIA DEL CHACHACHA
Negli anni '50 Cuba viveva la feroce dittatura di Fulgencio Batista, caratterizzata da crimini atroci, profonde ingiustizie sociali e da una corruzione dilagante.
L'Habana, consegnata dall'astuto dittatore nelle mani della mafia americana, era diventata nel frattempo un grande casinò a cielo aperto: la Las Vegas del Caribe.
L 'esigenza di incrementare il gioco d'azzardo e di divertire le folle di turisti danarosi che affollavano i casinò, favorì indirettamente il bisogno di musica, di nuovi locali e la creazione di nuove espressioni musicali.
Le charangas, tipiche formazioni cubane caratterizzate dalla presenza dei violini e del flauto, raggiunsero in quegli anni il loro apogeo. E questo grazie all'euforia provocata dal un nuovo ritmo: il chachacha,  creato nel '51 da Enrique Jorrín, violinista e direttore dell'orchestra America.
Questo nuovo ritmo fu favorito dall’incorporazione nella classica formazione di charanga delle congas, che contribuiranno a creare una interessante variante ritmica sincopata che sarà accolta con grande entusiasmo dai ballerini cubani.
Ispirandosi alla sensualità e alla bellezza delle ragazze cubane, il maestro Enrique Jorrìn compose nel 1951 il brano “La Engañadora”, considerato in assoluto il primo chachacha della storia.
In realtà il violinista cubano quando creò questo nuovo ritmo, non sapendo che nome dargli lo battezzò provvisoriamente "mambo-rumba".
Solo due anni più tardi  decise di chiamare la sua creazione chachacha, ispirandosi al suono onomatopeico che provocavano i ballerini nel marcare con i piedi la caratteristica sequenza sincopata di questo ballo che ascoltata con attenzione sembrava proprio dire: “chachacha”.
Alla diffusione di questo nuovo ritmo collaborarono tutte le orchestre cubane più famose, in particolare l'Aragón de Cienfuegos e quella di José Fajardo y sus Estrellas.
L’interesse verso questo nuovo ritmo provocò una vera e propria rivoluzione musicale e diede alla luce brani indimenticabili come ad esempio: “Rico vacilón”, “Los marcianos”, “El bodeguero”, ”Perfidia”, “Yo tengo una muñeca”, “Me lo dijo Adela”, "El pollo de Carlitos".
Per quanto riguarda il ballo i ballerini cubani solevano entrare sul quarto tempo, per marcare la sincope chachacha tra i tempi quattro e uno (questo nel conteggio da uno a quattro).
Il movimento ritmico era quindi: quatro y un-dos-tres, mentre nella tradizione americana diverrà popolare la maniera di entrare direttamente sul primo tempo e marcare la sincope sul terzo e il quarto tempo (un-dos-tres y quatro).
Tutto ciò a dimostrazione di come il ballo, cambiando latitudine, si trasforma adattandosi al gusto e al costume locale.
Il chachacha ebbe una grandissima popolarità fra i ballerini dell’epoca.
Un enorme successo l’ottenne anche negli Stati Uniti, grazie alle innumerevoli incisioni dei portoricani  Tito Rodriguez e Tito Puente, che seppero fare del chachacha uno dei balli favoriti della loro generazione.
Si trattava di un ballo piuttosto semplice che si eseguiva prevalentemente in linea, con figure composte da semplici giri a destra o a sinistra.
Il suo ritmo allegro e contagioso alimentò però la creatività dei ballerini che cominciarono ad inserire figure sempre più fantasiose che spinsero i più virtuosi a riunirsi in circolo per eseguire la cosiddetta ”rueda de chachacha” dalla quale deriva quella che in futuro fu chiamata “rueda de casino”.
Anche in Italia questo ritmo cubano seppe conquistare l’onore delle cronache e attorno ad esso si scatenò la stessa febbre che in passato aveva saputo suscitare il mambo.
Brani come il “Chachacha della segretaria”, favorirono anche il nascere di un chachacha nostrano che ci regalò numerosi successi discografici durante i favolosi anni ‘60.
Il chachacha è ancora oggi un ballo popolarissimo, entrato stabilmente, anche se con uno spirito molto diverso, tra le danze standard latino-americane che sono ricordiamolo: samba, paso doble, jive e appunto chachacha.
Curioso come nel mondo degli standard, venga chiamato solo chacha e ancora più strano  che molti siano convinti che questi sia il suo nome originale.
Come abbiamo visto chachacha, stava a sottolineare la sincope che esegue la conga fra il quarto e il primo tempo formata da tre scansioni: appunto cha cha cha. Allora perché chiamarlo chacha? Probabilmente perché i maestri inglesi volevano enfatizzare il fatto che fosse un ballo differente rispetto all’originale cubano.
Sicuramente tra tutti i ritmi cubani il chachacha è l’unico a non essere mai passato di moda e anche durante l’apogeo della salsa ha continuato ad avere i suoi cultori e ha rappresentato per molti artisti una valida alternativa musicale.
Persino artisti pop hanno preso ispirazione da questo ritmo che è diventato familiare in tutto il mondo.
La perfetta fusione fra il rock e il chachacha ce l’ha offerta, a cavallo degli anni ‘70, Carlos Santana, chitarrista californiano di origine chicana, che ha saputo regalarci una serie incredibile di successi come ad esempio: “Oye como va” (originariamente di Tito Puente), “Black magic woman”, “Moonflower”, fino alla recentissima “Corazon espinado”, che hanno saputo tenere alto, anche negli anni più bui, l’interesse del pubblico mondiale verso la musica di origine afrocubana.
Nell’attualità c’è da rilevare come nei locali italiani strettamente salseri raramente capita di ascoltare qualche chachacha.
I deejay i preferiscono non programmarlo perché non vogliono correre il rischio di svuotare la pista.
Di conseguenza gli stessi insegnanti di ballo non sono invogliati ad insegnarlo proprio perché nei locali non lo si balla mai.
Sembra un po’ la storia del gatto che si morde la coda ma è decisamente un vero peccato perché il chachacha, al di là del suo fascino, è assolutamente propedeutico alla salsa e se ben fatto può veramente aiutare a migliorare il senso ritmico e interpretativo di ogni singolo ballerino.
un abbraccio
Enzo Conte
 

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