Ho avuto ad esempio il piacere di conoscere un grande musicista: Valerio Perla, che mi ha dato anche degli input interessanti, come ad esempio raccontare gli inizi della salsa a Roma, in particolare per quanto riguarda la musica dal vivo.
In molti operatori del settore ho visto una certa preoccupazione e una reale percezione di come il mondo della salsa stia cambiando a velocità supersonica.
Conversando con molti amici e colleghi, scambiando spunti e riflessioni con molti lettori della mia mailing list, si percepisce nel mondo della salsa un certo affievolimento della passione, mi verrebbe voglia di citare, a questo proposito, una vecchia canzone di Fabrizio De Andrè:
"C' è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie di professione
Bocca di rosa né l'uno né l'altro: lei lo faceva per passione.."
I salseri della nuova generazione sembrano ormai più tiepidi.
Sono sempre di meno quelli che vanno a ballare più di una volta a settimana e ancora meno quelli che vedono nella salsa l'espressione di una cultura se non proprio di una filosofia di vita.
Direi che ormai si sono create due categorie completamente in antitesi:
1°quelli che hanno fatto della salsa una vera e propria professione (che sono ormai tantissimi)
2°quelli che si avvicinano alla salsa per noia (o meglio dire: per vincere la noia).
Credo che dobbiamo prendere atto di questa trasformazione ma non per questo dobbiamo dimenticarci di quelle persone (poche o tante che siano) che sono desiderose di andare oltre...
Da parte di molti insegnanti sento poi una evidente difficoltà, non tanto a fare numeri, quanto a trasmettere ai propri allievi una reale passione.
Oggi sembra che sia diventato più facile portare gli allievi in pizzeria, piuttosto che in un locale di ballo.
Difficilissimo è poi riuscire a trascinare i propri allievi agli stage.
E questo perché?
Sicuramente perché se da una parte il salsero della nuova generazione è mediamente meno interessato a "specializzarsi" nel ballo, dall'altra il livello degli stage è andato di anno in anno sempre più complicandosi
Proprio con la mia vecchia amica Corinna Marchetto, che era direttrice didattica di Salsitaly, ricordavamo i pienoni che facevamo quindici anni fa quando organizzavamo stage con artisti come Papito Jala Jala.
Tenete presente che all'epoca quei stage costavano la bellezza di centomila lire.
Oggi il costo medio di uno stage è di 30 euro ma molti di essi vengono regolarmente disertati.
E' anche vero che il pubblico salsero è oggi letteralmente bombardato.
Ogni settimana c'è un evento e così finiamo con l'assomigliare a quei bambini che a forza di ricevere tanti regali perdono la voglia di giocare.
Sono dati che fanno riflettere e che devono aiutare a capirci di come sia aumentato il divario tra chi cerca nella salsa un veicolo di socializzazione e chi è alla ricerca di una autentica passione.
In questa ottica mi rendo conto che la nostra sfida sia completamente diversa da quella del passato e vorrei citare a questo proposito le parole di un vecchio allievo, Beniamino, che mi ha scritto una mail dicendo una cosa su cui concordo al 100%:
"Per il futuro il live motive della salsa NON E' SAPERLA BALLARE ma è ANDARLA A BALLARE..." (e aggiungerei ANDARLA AD ASCOLTARE)
Sì perché la cosa paradossale è che le persone che si iscrivono ad una scuola di ballo sono di più rispetto a quelle che poi trovi in giro per locali o per concerti.
Il tutto forse è spiegato dal fatto che viviamo in una epoca caratterizzata da due essenziali bisogni:
a)Il bisogno di stringere relazioni sociali
b)Il bisogno di prendersi cura di sé stessi e del proprio corpo.
Oggi quella di "esserci" sembra un po' l'esigenza di tutti, sebbene affiori poi tra le righe una certa difficoltà nel "partecipare" e nel "comunicare veramente"...
Forse tipica dei nostri tempi.
Invio a tutti Voi un caloroso augurio di Buon Natale con l'auspicio che l'anno nuovo vi porti in regalo una ventata di passioni...
Enzo Conte