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Molto in passato ho scritto sulle motivazioni che spingono le persone a ballare sul secondo tempo musicale, quello che viene anche definito " bailar en contratiempo" o "a tiempo de son ".
Vorrei oggi parlarvi di come negli anni sia cambiato il mio approccio con questo affascinante tema..
Fra gli insegnanti della vecchia guardia credo di essere ancora uno dei pochi che insegna nei corsi avanzati a ballare direttamente sul due, marcando quindi i tempi 2-3-4/6-7-8.
Molti dei miei compagni di viaggio o continuano ad insegnare a tempo o si sono di fatto convertiti negli anni alla tecnica creata da Eddie Torres chiamata spesso con nomi diversi (break, break on two, On2), ma che di fatto modifica l'esecuzione del passo base (marcando in avanti o indietro il 2 o il 6) pur continuando a marcare i tempi 1-2-3/5-6-7.
Qualcuno, fra i più curiosi, si sarà probabilmente chiesto "Ma come mai Enzo non si è mai convertito a quella che per molti pare sia diventata una esigenza?"
La domanda sorge ancora più spontanea se uno pensa che sono stato probabilmente il primo italiano ad andare per un mese a lezione da Eddie Torres nel lontano 1995.
Molte volte me la sono chiesta anche io questa cosa, ma poi credo che con gli anni la risposta sia venuta da sé.
Ognuno di noi ha una sua propensione ed io musicalmente (a parte l'ammirazione che ho sempre provato per lo stile di Papito Jala Jala) credo di essere più un "sonero" che un amante del mambo.
A me ad esempio affascina molto la vecchia musica cubana: la contraddanza criolla, l'habanera, il bolero, la danza, il danzon, il danzonete, il chachacha, il son, la guaracha.
Pensate che a marzo farò venire da Cuba Graciela Chao Carbonero (ex direttrice del dipartimento di danze folcloriche dell'Istituto Superiore dell'Habana) esclusivamente per lavorare su questi ritmi.
Lo confesso (ma questa non vuol essere una critica per coloro che ne subiscono al contrario di me il fascino) l'America non ha fatto mai parte dei miei miti.
A parte che da piccolo tifavo per gli indiani, io ho sempre amato il Brasile, l'America Latina in generale, i Caraibi in particolare e per me queste nazioni sono e saranno sempre il mio principale punto di riferimento.
Per cui, incurante delle mode, continuerò ad ispirarmi ad un certo modo di ballare un po' più "sonero" anche se oggi sembra essere passato di moda (ma chissà domani?).
Nonostante ciò è quello che sento più mio e quello che mi dà più emozioni (anche se rispetto e apprezzo qualsiasi forma di espressione).
Volevo però testimoniare che grazie a questo mio rinnovato amore per Cuba e per la vecchia musica cubana, dopo tanti anni di insegnamento ho finalmente avuto una illuminazione.
Ovvero attraverso una intuizione (che ho avuto, lo confesso, durante una lezione privata fatta a due insegnanti italiani di salsa cubana che volevano imparare a ballare sul due) ho finalmente scoperto l'uovo di colombo.
L'errore più grande, secondo me, è quello di voler insegnare a ballare sul due utilizzando dal principio dei brani di salsa. L'allievo sentendo una musica a lui familiare gli verrà spontanea ballarla sull'uno.
L'ideale è invece utilizzare alcuni vecchi brani di danzon, di danzonete o di son.
L'allievo li percepirà come diversi dalla salsa e gli verrà più spontaneo seguirne l'andamento ritmico che enfatizza non a caso i tempi deboli.
L'altra chiave di successo è imparare di fatto a camminare proprio sui tempi deboli.
Cioè a lezione io gli metto la musica e li faccio passeggiare per la sala sui tempi due-tre-quattro/sei-sette-otto. A forza di passeggiare in quella maniera gli allievi a poco si ritrovano ad assimilare quell'andamento così pausato e danno un nuovo input alla loro "memoria motoria".
Infatti mi sono reso conto (incredibilmente solo dopo tanti anni) che il problema per gli allievi non è tanto quello di entrare sul due ma di accentuare l'ottavo passo per fare poi la pausa sull'uno. Per molti è davvero difficile pausare (caratteristica d'altronde tipica del son) il passaggio fra l'otto ed il due, ritrovandosi inevitabilmente a ballare sull'uno.
Proprio questo approccio "sonero" ha fatto sì che quest'anno in soli tre mesi sono riuscito ad ottenere dei risultati che in passato venivano dopo uno o a volte due anni di lavoro (sottolineando anche che oggi li faccio lavorare su cose molto più semplici rispetto al passato, ricominciando ad esempio dalle basi).
Come è vero che non si finisce mai di imparare!!!...
Solo che a volte ci comportiamo come quella mosca che cerca di uscire da una stanza attraverso una finestra chiusa (sbattendo regolarmente contro il vetro) senza accorgersi che invece la porta è aperta.
Ma sono proprio le letture che ho fatto in questi anni (la PNL ad esempio) che mi hanno portato vedere le cose da prospettive diverse e a capire che molte volte dobbiamo solo imparare a non perpetuare i nostri errori (magari imparando a riconoscerli).
Mi ha fatto piacere riportarvi questa testimonianza, che non vuole essere, attenzione, un invito a cambiare il vostro tempo di esecuzione o la vostra tecnica di ballo.
Ad ognuno la sua, quella che sente più propria, quella che sente più vicina alla sua sensibilità.
Alla fine sono tutte belle... e per ognuno di noi c'è quella più appropriata.
L'importante è riuscire a trovare la chiave d'accesso per trasmetterla nel migliore dei modi...
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