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Il Senso Ritmico
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Il senso ritmico non è, purtroppo, per  tutti una cosa naturale.

Ci sono  allievi che hanno difficoltà a riconoscere  il primo tempo musicale persino su un banale 4/4, altri che hanno difficoltà a rendere costante un tempo d'esecuzione.

Fin qui non dico niente di nuovo. C'è però una cosa interessante che ho scoperto analizzando meglio il comportamento umano. Alle volte a fare  la differenza è il diverso rapporto che ogni singola persona ha con la musica stessa.

Ho notato ad esempio che alcune persone, a prescindere dal ballo, sono abituate ad "udire" la musica distrattamente.

Ovvero la utilizzano come un piacevole sottofondo ma non si concentrano su di essa, al punto da non ricordarsi mai le parole di una canzone o determinati passaggi caratteristici di quello stesso brano.

Altre persone invece amano "ascoltare" la musica attentamente al punto di conoscere un brano alla perfezione.

Altre ancora hanno capacità di "sentire" la musica, ovvero di viverla sulla propria pelle, riuscendo a ricavarne un coinvolgimento emotivo più profondo.

Partendo da questo presupposto iniziale possiamo affermare tranquillamente che c'è dunque una sostanziale differenza tra:

Udire

Ascoltare

Sentire

In realtà oggi  tendiamo a fare confusione fra questi tre termini, ma se analizziamo bene il loro significato troveremo delle sostanziali differenze.

Molti ballerini quando ballano di fatto "non ascoltano" la musica, "la odono solamente" al punto da utilizzarla solo come colonna sonora delle loro performance coreutiche.

Come è possibile direte voi?

E' possibile in quanto  loro si concentrano esclusivamente sul ballo, sulle figure o sulle sequenze apprese, disinteressandosi completamente di quello che la musica suggerisce in quel momento.

A pensarci bene  è lo stesso procedimento che molti inconsciamente utilizzano quando fanno l'amore.

Magari mettono una musica di sottofondo ma non è che poi fanno l'amore a tempo di musica!!!...

Diverso  il caso  di quando si "ascolta" un brano. "Ascoltare" in realtà vuol dire "udire con attenzione", ed è proprio quella perenne soglia di attenzione che ci permette  di entrare  sempre nella musica in maniera corretta.

"Sentire" la musica è chiaramente uno stato ancora più avanzato ed è appannaggio di quelle persone che non solo sono capaci di ballare in maniera ritmicamente corretta, ma sono in grado anche di assecondare  l'andamento emotivo di un brano che spesso è composto di diverse parti, ognuna delle quali esprime un andamento particolare (a prescindere se si tratti di musica cubana o portoricana)

C'è poi una difficoltà oggettiva che complica la vita a molte persone: ovvero la mancanza  di agilità o di "controllo" del proprio corpo.

Molti allievi "ascoltano" la musica, sanno riconoscere il tempo ma non sono capaci di eseguirlo in maniera perfetta perché è il loro corpo (o le difficoltà coreografiche che impongono a se stessi) ad impedirgli una corretta esecuzione.

Faccio un esempio: avete presente il film Ben Hur? Quei poveracci che remavano incatenati sulle navi romane?

Ebbene  su quelle navi c'era un percussionista incaricato di  marcare il tempo che i rematori dovevano seguire. Quando però il ritmo diventava da battaglia  per molti di quei disgraziati era quasi impossibile (nonostante le frustate dei loro carcerieri)  tenere il tempo degli altri.

Dunque non è che loro non sentivano il tempo: la dura realtà è che quel ritmo era al di fuori delle loro possibilità.

Questo nel ballo succede spessissimo perché molte persone oggi amano ballare in maniera complicata ma quando la musica si fa troppo veloce di fatto non riescono a stargli dietro.

Come comportarsi in casi come questi?

La risposta in teoria è semplice: cercare di ballare in maniera meno esasperata, magari scegliendosi quei brani più adatti alle proprie corde espressive...

Dico in teoria, perché in realtà non sempre è facile trovare nei locali una musica che possa adattarsi alle esigenze di tutti...

Paradossalmente poi anche i brani lenti possono essere  di enorme difficoltà. Se  nei brani veloci bisogna essere molto agili, in quelli lenti bisogna avere un perfetto controllo del proprio corpo, senza lasciarsi troppo tradire dalla foga e dalla adrenalina del momento.

Sicuramente, dopo tanti anni di esperienza sul campo, in cui ho cercato di sperimentare moltissimo, sono arrivato alla conclusione che più che impegnarci ad insegnare passi e figure iper-complicate, sarebbe auspicabile aprire in parallelo dei veri e propri corsi di "ascolto della musica".

Un semplice seminario sulla ritmica da solo non è infatti sufficiente per risolvere alcuni problemi che sono invece a monte. Un pianista, ad esempio, per acquisire un buon senso ritmico fa le scale ed alcuni esercizi ritmici, creati allo scopo. Un ballerino dovrebbe fare lo stesso.

Da alcuni anni nell'insegnare a ballare mi avvalgo anche di un metronomo elettronico o di un cd ritmico (da me stesso prodotto), e  mi sono reso conto che molte persone non solo non sono in grado di seguire strumenti complessi come la clave, la conga, il bongó o la campana ma addirittura sono incapaci di stare dietro alla linearità cronometrica di un semplice metronomo.


Un esercizio che trovo molto interessante per colmare questa lacuna è quello di far camminare i propri allievi sia a tempo di musica,  marcando i tempi un-due-tre, sia in controtempo, marcando i tempi due-tre-quattro.


Nei Caraibi si dice spesso che il ballo non è altro che una “camminata danzata”, per cui è importante insegnare ad un allievo a "camminare" prima ancora di "correre".

Errore in cui troppe volte, presi dal nostro delirio tecnicistico, cadiamo...

Un Abbraccio
Enzo Conte
 

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